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Nessuno ha mai pensato davvero che in Italia la criminalità ruoti intorno al problema dell'immigrazione, perché nessuno, in sostanza, può aver ritenuto che 'tolti' gli stranieri la situazione del crimine nel nostro Paese possa di colpo risolversi. Piuttosto si è constatato, semplicemente e correttamente, che la componente estera rappresenta una quota di importanza crescente, soprattutto sul piano qualitativo, nel panorama della delinquenza che agisce nelle nostre città.
Anche l'ultimo efferato episodio di cronaca accaduto a Roma, la rapina degenerata nell'omicidio del commerciante cinese e della sua piccolissima figlia, ha mostrato l'importanza della 'variante etnica', ossia il peso della sua valutazione. All'inizio, infatti, si è parlato degli autori come di due balordi con forte accento romanesco, poi invece le indagini hanno svelato che sono malfattori di origine marocchina. Questa differenza è molto importante, addirittura decisiva, per riuscire a contestualizzare il reato, per inquadrare le figure degli autori, individuare il loro ambiente e quindi leggere il loro comportamento: solo con questi dati si possono seguire le tracce di chi fugge per poi andare a riprenderlo.
Codici di comportamento, mentalità, frequentazioni, legami interpersonali, disponibilità di risorse e di mezzi, coperture: tutto è diverso se sei un esponente della delinquenza italiana o se invece sei parte di un gruppo criminale extracomunitario.
Spesso la stessa natura dei reati marca un'evidente difformità. Interi settori criminali sono stati ceduti, come se si fosse trattato di appalti, a gruppi o cartelli di matrice straniera realizzando una efficiente distribuzione del lavoro dilttuoso imperniato sulla specializzazione: nel settore degli stupefacenti, è ben noto, ad ogni distinta fase – approvvigionamento, trasporto, raffinazione, distribuzione e smercio – provvede una gang di nazionalità diversa.
Un altro caso che a, suo modo, ha fatto storia nell'evoluzione del crimine è senz'altro quello delle truffe nel ambito del denaro elettronico, un'attività nella quale si sono distinte le organizzazioni rumene mettendo in campo un'insospettata competenza ed un’altrettanto imprevista abilità. Si tratta della clonazione dei titoli di pagamento, realizzata attraverso arditi furti via web, dei dati utili a fabbricare massicce quantità di carte di credito false oppure delle acrobatiche azioni di copiatura di dati dei bancomat. Sono informazioni, queste ultime, raccolte dagli apparecchi di lettura utilizzati dagli esercizi commerciali e che consentono, appunto, di confezionare delle copie perfette delle carte in uso agli inconsapevoli proprietari per realizzare alle loro spalle acquisti fraudolenti.
Anche le modalità utilizzate nei vari contesti criminali spesso sono di segno opposto. Prendiamo lo sfruttamento della prostituzione: la ferocia con cui vengono schiavizzate le ragazze da avviare al marciapiede è una caratteristica decisamente nuova, anzi tristemente innovativa, rispetto alle tradizionali modalità di gestione dell'attività, e ciò da quando africani ed est-europei hanno preso in mano la totalità del business.
Che il dato qualitativo sia la vera chiave di lettura del fenomeno è apparso ancor più chiaramente quando i giornali hanno riportato la notizia di una banda di trafficanti stranieri che sceglieva come corrieri dei delinquentelli italiani per sfruttare la miglior capacità di un cittadino europeo di muoversi nei vari stati dell'area Schengen. Non s'era mai visto: una novità assoluta per una branca del malaffare che aveva finora sfruttato il vantaggio offerto dalla condizione di clandestinità che metteva a loro disposizione 'uomini ombra' senza nome, né riferimenti, difficilmente individuabili, non identificabili e quindi irrintracciabili, perciò perfetti per scivolare indenni tra le larghe maglie del nostro incerto sistema Giustizia.
Questi e vari altri esempi mostrano con chiarezza che la presenza di malviventi provenienti da altri Paesi ha portato vari vantaggi al mondo del crimine accrescendone le potenzialità attraverso la differenziazione e la specializzazione, aggiungendo attitudini e competenze nuove, riducendo la concorrenza ma favorendo alleanze e collaborazioni. Tutto maledettamente positivo per i malintenzionati.
C'è pure la controprova.
Le rapine, infatti, sono un genere conteso, praticato un po' da tutti ed ecco che qui si consumano le rivalità e si favorisce l'azione degli investigatori che possono sfruttare le differenze di nazionalità per individuare e braccare gli autori di un assalto ad una banca o ad una villa: abbiamo visto che spesso è sufficiente un accento per mettere sulla strada giusta poliziotti e magistrati.
Posto tutto ciò, ritorna il refrain di sempre, la filastrocca che tormenta il sonno degli italiani ormai da vent'anni o giù di lì: è possibile mai che non si riesca a bloccare l'immigrazione dei delinquenti mischiati alla folla di lavoratori e disperati che entrano nel nostro Paese?
E questa è davvero la domanda delle cento risposte, la vera questione da valutare per cercare oggi di migliorare la lotta al crimine.
Ma su tale versante le frustrazioni e le delusioni sono all'ordine del giorno partendo da un dato secco e pesantissimo che riguarda i rimpatri: ci sono nazioni, come la Cina, che non accettano nessun reingresso propostole e ce ne sono altri, come la Tunisia, che non forniscono i riconoscimenti e documenti per il rientro se non ai concittadini che volontariamente lo accettano. Potremo mai efficacemente favorire l'arrivo di mano d'opera e bloccare i furfanti se non abbiamo nemmeno i potere di espellere chi non dà garanzie di regolarità?
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